CENTRO VERONESE DI PSICOLOGIA DELLO SPORT. DAL 1988 PER ATLETI E SOCIETA'
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25/01/2019 11:17
Aggiornamento per tecnici di atletica leggera Fondazione Bentegodi
Nel calendario degli incontri organizzati dalla sezione di atletica leggera della Fondazione Bentegodi, anche lo psicologo dello sport dott. Michele Modenese tra i relatori. Lo sport giovanile, prevenire il disagio e mantenere la motivazione all'impegno. Un escursus sulle principali difficoltà dei giovani atleti, come un buon allenatore può cercare di gestire le tensioni che a volte compaiono tra le importanti agenzie educative come sport e scuola. Prevenire il drop out e l'abbandono. La presentazione di un progetto di intervento.
 
02/10/2018 11:17
La Preparazione Mentale nello Sport
Un corso accreditato per gli studenti della Facoltà di Scienze Motorie di Verona.
DOCENTE MICHELE MODENESE. MAIL DI CONTATTO: dott.modenese@icloud.com
CREDITI , 1CFU
LINGUA DI EROGAZIONE Italiano
PERIODO Nel I semestre 2018-019. Ore 25 Orario lezioni : vedi sito UNIVR
COSTO EURO 71,40
Obiettivi formativi

- Le Tecniche di Rilassamento hanno la finalità di far raggiungere uno stato psicofisico nel quale l'individuo può ottenere diversi effetti, non solo quelli legati alla condizione psicofisiologica di rilassamento ma anche a quella di attivazione. Il Rilassamento può creare sensazioni piacevoli e benessere, ma attraverso percorsi mirati può essere una base eccellente per un articolato programma di allenamento mentale orientato sia alle attività prestative, sia al recupero da infortunio, sia per la prevenzione ed il mantenimento della salute attraverso una corretta igiene mentale. Fornire la conoscenza di base di alcune modalità di rilassamento e di attivazione, in contesti gruppali o individuali, permettendo di integrare in modo proficuo l’attività motoria e quella mentale in diversi ambiti dello sport e del movimento.- Il Mental Training è un programma di potenziamento mentale che fa uso di numerose tecniche: focusing, gestione arousal, incremento motivazione e autostima, goal setting, tecniche di rilassamento (tecniche di attivazione), imagery, self talk. Anche all’interno dell’attuale paradigma “Self Acceptance” ha rafforzato la sua utilità in ambito sportivo dopo i risultati positivi ottenuti in ambito clinico (Zindel Segal, J. Mark Williams, John D. Teasdale, 2014) e in considerazione delle analogie esistenti fra attenzione “mindful” e stato di prestazione ottimale. Ci si prefigge di fornire gli elementi teorici e pratici di base.






Programma
Le Tecniche di Rilassamento, differenze e ambiti applicativi Il Self Talk e le strategie di Coping. Teoria e Pratica. Basi
Le T. di Rilassamento, indicazioni e controindicazioni Il Goal Setting: la formazione degli obiettivi e la conoscenza di se
Le T. di Rilassamento applicate all’attività sportiva e motoria in genere. Elementi L’Imagery: storia, evoluzione e modelli applicati alla Psicologia dello Sport ed al Movimento. Elementi
Il Rilassamento progressivo di Jacobson. Teoria e Pratica la teoria dell'attivazione ("arousal") (Schimidt, 1982; Feltz & Riessinger, 1990). Applicazione
La Distensione Immaginativa ed i suoi correlati neurofisiologici. Teoria e Pratica la teoria dell'apprendimento simbolico (Fitts, 1964; Feltz & Landers, 1983; Hall & Erffmeyer, 1983). Applicazione
Il Training Autogeno, esercizi inferiori. Teoria e pratica di base. Esercizi superiori. Teoria di base. la teoria bioinformazionale (Lang, 1977; Bird, 1984)
Esempi di uso delle tecniche in ambito sportivo agonistico, nella riabilitazione e nella disabilità teoria del modello triplo codice (Ahseen, 1984; Murphy e Jowdy, 1992)
Il Mental Training: definizioni e principali metodologie applicate all’attività sportiva e motoria The PETTLEP Approach to Motor Imagery (P. Holmes & D. J. Collins 2007). Applicazione


Modalita d'esame
Esame scritto con domande chiuse e aperte.
Materiale didattico
- Meterangelis A., 2011,Lezioni di psicologia dello sport. Kappa
- Materiale fornito dal docente



 
04/05/2017 15:23
Sport e Adolescenza
Giovedì 4 Maggio 2017 - ore 20.45
Aula Multimediale presso l’Oratorio della Parrocchia Santa Croce. Verona
Michele Modenese psicologo psicoterapeuta Past President dell’Associazione Italiana di Psicologia dello Sport e del Movimento.
Federica Tagliati psicologa psicoterapeuta socio fondatore e segretaria
dell’associazione Paideia, gruppo scientifico per la ricerca e la promozione della psicologia scolastica.
Lo Sport è la terza agenzia educativa e formativa per i giovani.
Anche nell’ambiente sportivo si riflettono i malesseri ed i disagi che
toccano a volte in modo severo molti ragazzi.
L’adolescenza, in particolare, è spesso una fase problematica e difficile
della crescita della persona. Nello sport giovanile c’è quindi una
responsabilità in più da parte di tutte le figure coinvolte rispetto allo
sport degli adulti.
Questo per la Psicologia dello Sport non è però un limite, ma una
risorsa importante da scoprire e impiegare per tutti i ragazzi, compresi
quelli più fragili, che si avvicinano e praticano una attività sportiva.

 
26/08/2016 14:58
````Ipnosi
Abstract
The author after a brief introduction presents in summary what is hypnosis, as in its history has always been the subject of scientific study and used as a methodology widely recognized in its effectiveness in medicine and in psychology and then also in sport psychology. Golf, in his professional practice, is a sport because of its characteristics cannot do without attention to mental factors; emotions, thoughts and perceptions have a preponderant role in the performance of a professional golfer who already is very familiar with the technique of his sport. Hypnosis and imagery techniques increasingly are being used successfully to enhance and maintain high performance over time by golfers involved in various tours around the world. It then proposed a few ways, simple in form but very complex in content to play with the athlete, the use of hypnosis and imagery.
L’ Ipnosi alcune note
In sintesi l’ipnosi si può definire come uno stato naturale di modificazione della coscienza abituale che viene definita solitamente come vigile (Modenese, 2006). Considerata una metodologia clinica e terapeutica possono proporla solo psicoterapeuti specializzati, sia psicologi che medici. È un fenomeno psicosomatico particolare che coinvolge sia la dimensione fisica, sia la dimensione psicologica del soggetto. Il termine "ipnosi" (dal greco "hypnos", sonno) fu introdotto da James Braid nella prima metà del 1800 per le analogie che a quel tempo sembravano esserci fra le manifestazioni del sonno fisiologico e quelle che si avevano in quella condizione particolare che si pensava creata dai magnetizzatori. Oggi sappiamo che il sonno non ha nulla a che fare con l'ipnosi. In ipnosi non si perde mai coscienza e non si è vittime inconsapevoli e passive di figure con pochi scrupoli e con grande potere dominante. Il termine "ipnosi" non è certo più così adeguato per sintetizzare e descrivere quanto avviene in quella condizione particolare di funzionamento dell'organismo umano detta per convenzione ipnosi. In questa condizione sono coinvolti aspetti neuro-psicofisiologici particolari, una relazione interpersonale, e l'impiego di potenzialità specifiche del soggetto (lo stesso Braid nel 1847 sostituì il termine ipnosi con monoideismo) (Wikipedia, Ipnosi ). Alcune definizioni di ipnosi più attuali indicano L'ipnosi come "la manifestazione plastica dell'immaginazione creativa adeguatamente orientata" (Centro Italiano di Ipnosi Clinica e Sperimentale). Oppure per i fondatori dell' istituto H. Bernheim di Verona (fondato nel 1965 da G. Guantieri) si definisce l'ipnosi come la risultante tra stato di coscienza e la relazione con l'altro, inteso anche come parte del mondo. Oltre a rappresentare una potenzialità psicobiologica individuale sviluppata nel processo evoluzionistico di adattamento all’ambiente, la modificazione degli stati di coscienza costituisce parte essenziale di ogni cultura umana. Lo studio dell’ipnosi e della sua evoluzione nella storia dovrebbe riguardare almeno tre aspetti:
- la natura dell’ipnosi come stato di coscienza e la sua fenomenologia: rappresentata dalla mutevolezza che la sua fenomenologia presenta lungo le varie epoche storiche (Ellemberger 1970), tra contesti (Erickson, 1980 b), tra le persone (Hilgard, 1965) e sul piano neuropsicofisiologico (Raz 2002, 2005).
- i fenomeni psicosociali che la sostengono: rappresentano la punta più avanzata della nostra conoscenza; sappiamo bene quale sia il ruolo svolto dalle variabili contestuali nello sviluppo e nella forma assunta dalla trance (Jaynes, 1976; Del Castello, 1991, Del Castello e Casilli, 2007), ma altrettanto bene conosciamo l’influenza svolta da atteggiamenti, motivazioni e aspettative sulle risposte che i vari soggetti danno alla situazione ipnotica (Barber, Spanos and Chaves, 1974; Kirsch, 1999; Del Castello, 2011 )
- le tecniche che la inducono: ne abbiamo ad oggi compreso i principi che ci hanno consentito di abbandonare tecniche ritualistiche per costruire induzioni all’interno della conversazione terapeutica (Erickson, 1980 a, 1980 b, 1980 c, 1980 d).
D. Wark ( 2008), sottolinea che in ambito clinico, l’ipnosi è considerata un trattamento specifico supportato da basi empiriche (specific empirically supported treatment) solo per alcune condizioni cliniche, tra cui la gestione dell’ansia negli attacchi asmatici ed il trattamento di cefalee ed emicrania. Oggi, tuttavia, le neuroscienze con i nuovi mezzi d’indagine di cui dispongono stanno mostrando un crescente interesse nei confronti dei fenomeni ipnotici, che possono acquisire, di conseguenza, una dignità scientifica finora impensabile anche nei trattamenti specificamente psicologici, sia in area psicopatologica che nella prevenzione e del mantenimento del benessere. Man mano che le tecniche di ricerca evolvono, sarà possibile studiare fenomeni mentali sempre più complessi. È necessario garantire quindi, sia alla generazione attuale sia a quella futura, la competenza tecnica necessaria per produrre, nelle nuove condizioni sperimentali, quei fenomeni ipnotici che nel tempo hanno affascinato l’umanità. (De Benedittis, Del Castello, Valerio, 2008).

L' Ipnosi nella Psicologia dello Sport

L’uso dell’ipnosi nella Psicologia dello Sport offre importanti vantaggi che l’atleta stesso, ben addestrato, può maneggiare per i propri necessari cambiamenti, superando gli effetti negativi della performance sportiva. Per esempio:
Tab.1
Aiuta a rinforzare il raggiungimento degli obiettivi prefissati (goal setting) Favorisce una migliore gestione dell’ansia
Contribuisce al rilassamento psicosomatico Facilita la gestione dello stress
Aumenta la concentrazione Migliora la capacità di eliminare le distrazioni
Si presta ad accrescere il controllo del dolore Aumenta la motivazione
Migliora la consapevolezza corporea attraverso lo sviluppo delle capacità di modulazione della tensione muscolare e dell’attivazione cinesica Rinforza la routine in allenamento ed in gara

Le applicazioni dell’ipnosi allo sport possono riguardare vari aspetti integrati della preparazione di un atleta, ma tutte si distendono lungo i confini che delimitano le abilità ideomotorie.
Attraverso l’ipnosi riusciamo a :
Tab. 2
- Incrementare le capacità ideopoietiche mediante il costante esercizio di esperienze cinestesiche e propriocettive sensoriali emotivamente coinvolgenti;
- Sviluppare le abilità di concentrazione in contesti e situazioni diversi tramite i meccanismi dissociativi e le tecniche di attenzione focalizzata.
- Con l’ipnosi l’atleta può sviluppare ed approfondire la consapevolezza di varie sensazioni somatiche, ma anche di immagini, idee ed emozioni, utili per costruire gli schemi corporei implicati con l’attività sportiva.
- L’utilizzazione di esperienze propriocettive in trance consente di mentalizzare e poi di mobilitare sequenze motorie precise e di lavorare sulla correzione di eventuali errori tecnici, strategici, tattici. La capacità di dissociare permette, al soggetto allenato con l’ipnosi, di controllare la concentrazione, gestire le competenze motorie ad affrontare lo stress.


Alert Hypnosis (Ipnosi Vigile)
Poco esplorata anche se è presente da circa cinquant’anni è una forma di ipnosi che per le sue caratteristiche viene chiamata vigile, poiché permette al soggetto di eseguire tutta una serie di azioni, compresi i gesti atletici (tiro a canestro, calcio di rigore, andare in bicicletta, tirare ad un bersaglio e così via). Il concetto di ipnosi vigile è stato sviluppato da un'osservazione nelle scienze sociali; Ludwig e Lyle (1964) hanno introdotto il concetto di ipnosi "hyperalert" per descrivere le persone che sembravano eseguire comportamenti e suggerimenti esterni in modo ipnotizzato, mentre fisicamente erano molto attive. Come esempi di questa "ipnosi vigile naturale" hanno citato danze tribali, risvegli religiosi e manifestazioni politiche. E. Bányai e E. Hilgard (1976) hanno descritto per primi l’Alert Hypnosis. Dai loro esperimenti hanno tratto una induzione standardizzata che lascia il soggetto in ipnosi con gli occhi aperti, senza sollecitare risposte di relax o di sonno, riuscendo anche a misurarne anche l’attività fisica. Guardando il video proposto da Banyai (comunicazione personale) si vede chiaramente il soggetto che pedala in modo vigoroso su una bicicletta posta su rulli. La Bányai ha quindi preparato una traccia originale per l'induzione, con suggerimenti per la vigilanza, attenzione e freschezza al posto di sonno e sonnolenza. Lo stato ipnotico prodotto per l’ipnosi vigile era quasi identico a una induzione di rilassamento tradizionale. Questo ha permesso una svolta importante nell’uso dello stato ipnotico in situazioni che richiedono occhi aperti e vigile attenzione, come nello sport. In Italia una modalità di lavoro con l’ipnosi vigile è descritta nel tiro con l’arco (Robazza e Bortoli, 1994). Chi scrive, ha applicato la tecnica con tiratori di pistola e di carabina, con canoisti, nel sollevamento pesi e naturalmente nel golf. L’ipnosi vigile sembra migliorare l’impiego delle capacità cognitive. In uno studio, degli studenti universitari hanno imparato a usare "ipnosi vigile" per migliorare le proprie capacità di leggere, ascoltare, prendere appunti, e scrivere gli esami. Gli studenti sono stati randomizzati in due gruppi, uno con l’uso dell’ipnosi vigile, l’altro come gruppo di controllo. Dopo un periodo di formazione con una induzione ad occhi aperti, i soggetti trattati sono stati allenati a creare e a darsi suggerimenti per una migliore comprensione durante la lettura in ipnosi. Dopo l'allenamento, tutti i soggetti sono stati testati su un test di comprensione della lettura standardizzato, e gli studenti del gruppo "autoipnosi vigile" hanno migliorato i loro punteggi nei test, e hanno avuto un miglioramento medio superiore di quasi la metà rispetto al trimestre precedente (Wark e Laplante, 1991). Una curiosità: mentre diversi studi hanno mostrato che non c’è praticamente alcuna differenza tra lo stato ipnotico prodotto da una induzione di rilassamento tradizionale e un'induzione di ipnosi vigile, una distinzione è significativa: alle induzioni vigili sono significativamente associati sogni gioiosi (Bányai, 1980).
Applicazione nel golf professionistico
Molti atleti professionisti, sebbene non si riferiscano direttamente al termine ipnosi, usano un approccio chiamato imagery che è molto simile alle tecniche ipnotiche usate nello sport. Si considera una priorità nel golf avere dei pensieri performanti nella routine che prepara il colpo. Questo aspetto difficilmente avviene in modo naturale e spontaneo. Il golfista deve prepararsi e farlo bene, con un opportuno allenamento. L'atleta deve saper scegliere con sicurezza il suo bastone o ferro per eseguire il colpo, questo in funzione di una strategia complessa, fatta di esperienza personale, allenamento e interpretazione delle condizioni del campo (condizioni atmosferiche, diversa stagione, profondità dei bunker e cosi via). Deve essere in grado di superare il momentaneo abbattimento e la frustrazione data da un colpo sbagliato mantenendo la calma e la concentrazione. E' un po' andare contro natura, quando il corpo e la mente desidererebbero solamente esplodere con la rabbia e la frustrazione causata da un brutto colpo o da una fatalità esterna avversa e incalcolabile (vento, buca nascosta nell'erba ecc.). Gestire i pensieri, gli stati d'animo e approfondire sempre per tutta la carriera la conoscenza di se sono i cardini che uniti al talento ed ad un grande lavoro e passione rendono un golfista un campione. Uno degli aspetti psicologici più importanti per un golfista professionista, è dunque l'imagery o la capacità di farsi dei “film” nella mente. Questa è una abilità che opportunamente allenata favorisce la programmazione e la pianificazione, usando tutti i sensi per creare o ricreare una esperienza. Molti golfisti la usano per imparare nuovi movimenti, allenare e rifinire sequenze motorie già note, prepararsi per colpi particolari che possono diventare molto significativi per tutta la gara come il colpo di inizio alla buca uno, i drive ed i putt corti sul green (J. Pates, 2001, 2002, 2012). L’imagery come le azioni fisiche, ha però bisogno di una pratica regolare. La routine, stabilita con lo psicologo dello sport e con l’atleta stesso deve essere esercitata ed affinata, cercando di ridurre la dispersione a favore del coinvolgimento psicomotorio necessario per eseguire poi realmente il gesto. Un altro modo di lavorare con l’imagery è di usarla non solo per migliorare il gesto atletico, ma per fare in modo che l’atleta non si saboti da solo durante un allenamento o una gara. J. Nicklaus, uno dei più forti golfisti di tutti i tempi affermava: “golfers have a tendency to be very masochistic. They like to punish themselves for some reason. A lot of them like tough courses”. (http://www.brainyquote.com). In questo caso si lavora sul self talk negativo con le immagini e lo stato di coscienza più ricettivo e plastico, soprattutto una volta stabilito lo stato ipnotico. L’imagery è stata descritta da R. Vealey and S. Walter (1993) come una tecnica di allenamento mentale che programma alcune risposte della mente secondo obiettivi prefissati. Si cerca di coinvolgere tutti i sensi e di creare una esperienza complessa sul piano mentale. Numerosissimi sono gli studi e gli articoli sull’imagery (vedi bibliografia suggerita in appendice); M. Mahoney e M. Avener (1977) descrivono l’imagery come una delle quattro categorie di abilità cognitive importanti nelle performance atletiche. Suinn (1984, 1993) sviluppa una modalità chiamata prova di visualizzazione del comportamento motorio (VMBR). J. King, un ipnotista clinico ed esperto di golf performance propone un ben articolato programma di lavoro con il golfista. Ipnosi, programmazione neurolinguistica ed altre modalità di riprogrammazione mentale per superare i pensieri sabotanti e limitanti, contenere le emozioni in eccesso e aumentare la sensazione di successo. Ecco alcuni punti su cui lavora; molti di questi vengono ripresi ed adattati da chi scrive all’interno della pratica ipnotica :
• Imparare a rilassarsi e ad avere piacere
• Sviluppare una strategia per aumentare la tua abilità
• Prendi sempre più confidenza con i tiri sul green (putt)
• Vinci la tua paura di mancare il bersaglio o di buttare fuori la pallina
• Sii capace di mantenere l’attenzione sul colpo che stai facendo
• Fidati del tuo swing quando sei sotto pressione
• Batti il tuo miglior punteggio quando sei in competizione
• Sentiti meglio per il gioco che fai e per te stesso
Quello che a prima vista potrebbe sembrare una serie di slogan è diventato, insieme a tanti altri elementi, un modo sintetico, realistico e soprattutto ben compreso dai golfisti professionisti. Molti atleti tengono un diario delle loro giornate di allenamento e di gara. In questo diario spesso scrivono slogan, parole chiave, emozioni e moltissime informazioni che realmente diventano fondamentali per uno psicologo dello sport che lavora anche con ipnosi. Alcuni golfisti sono più in grado di lavorare con le immagini di altri e di sviluppare uno stato di ipnosi. Questo del resto è quanto accade normalmente nella popolazione. In questi casi è possibile avviare un vero e proprio programma di allenamento che aiuti a sviluppare l’abilità di formare immagini, di arricchirle e renderle pregnanti anche sotto il profilo delle sensazioni e delle emozioni. Per esempio:








Tabella 3
Comincia a pensare per immagini invece che per parole. Guarda delle foto o dei filmati adatti alla tua tecnica prima di allenarti con l’imagery.
Rimani in condizione rilassata per evitare di perdere il focus su cui stai lavorando.
Allenati per fare in modo che l’immagine percepita sia più complete possibile, realistica, che includa tutti i sensi, i colori e le emozioni che probabilmente proveresti in un contesto simile. Ricorda che come tutte le cose anche l’imagery richiede tempo ed allenamento regolare per dare frutti.
Credere nell’efficacia della tua pratica con le immagini è già un buon colpo. Il tuo atteggiamento e la tua aspettativa possono solo giovarsi di questo. Imparare a stare calmi, rilassati, in uno stato particolare di coscienza che ti lascia focalizzato e più ricettivo per le tue immagini positive.
Mescola gli allenamenti con te stesso, immagina di eseguire direttamente il gesto o l’azione programmata e anche immagina te stesso che ti guardi eseguire il compito. Cambia i punti di vista. Dopo aver visualizzato dei tuoi errori, immagina un gran bel colpo. Potrai sentirti più carico ed accrescere la tua fiducia. Fallo diventare una routine quando lavori sugli errori con l’imagery.

Un lavoro corretto e regolare con le tecniche di visualizzazione diventa una potente tecnica mentale di allenamento che può alzare il livello di prestazione di un golfista professionista. Alcuni passaggi chiave, inseriti nelle routine di allenamento, di pregara e nella gara stessa permettono di applicare differenti strategie di apprendimento e di gestione dell’errore e delle emozioni. E’ possibile, come abbiamo visto, praticare l’imagery in un contesto di stato ipnotico, sia rilassato che vigile. Nel primo caso si cercherà un posto tranquillo, di assumere una posizione comoda, distesa per eseguire l’allenamento. Nel secondo caso, si potrà stare sul campo, negli spogliatoi i minuti prima della gara e persino attivarsi o deattivarsi nel percorso a piedi tra una buca e l’altra. Quindi la durata temporale delle ”sessioni” è in effetti molto flessibile e si va da pochi secondi ad un’ora circa secondo il programma che si è definito ed il livello di allenamento a cui si è giunti. Lo stato ipnotico è intimamente connesso con le abilità immaginative e sensoriali e può accompagnare il golfista in tutte le fasi della sua attività. Preparatoria, di allenamento e di apprendimento, agonistica in senso stretto e post agonistica, nella fase di ricarica e di distensione. In conclusione, seppure l’argomento per ricchezza e vastità di contenuti certamente non può considerarsi esaurito, alcune “fotografie” scattate durante il mio lavoro con golfisti professionisti; con la speranza che rendano in sintesi quanto esposto fin d’ora. Maestro di golf, professionista: allenato a sviluppare ipnosi vigile nei putt (colpi dati sul green vicino alla buca), suo punto più debole, ottenendo distacco emotivo e allontanando il self talk controproducente. Proetta tra le prime 10 del mondo; allentare i pensieri tra una buca e l’altra, evitare di continuare a fare confronti sul punteggio, reagire dopo un brutto colpo. Si lavora sugli ancoraggi ipnotici creati per diminuire i pensieri parassiti ed i rituali controproducenti. Vengono usati i comportamenti relativi a: bere l’acqua dalla sua bottiglietta, sfilare il copri drive ad ogni inizio buca, amnesia postipnotica selettiva guardando le foglie degli alberi, scegliere il modo migliore per premiarsi e non per punirsi. Golfista professionista nel PGA ( Associazione Americana di Golfisti Professionisti): insonnia, improvvisi attacchi d’ansia, tremori. L’ipnosi viene impiegata prima per ottenere un rilassamento profondo. Poi si è creato un comando postipnotico che è diventato via via una sua routine per entrare in autoipnosi e ritrovarsi in un luogo per lui sicuro, stabile, accogliente da cui poteva guardare fuori se avesse voluto e “addirittura” giocare a golf ritrovando il piacere di un tempo e di volta in volta anche di più. L’ipnosi pertanto, per le sue caratteristiche intrinseche di stato di coscienza naturale si presta in modo rilevante ad essere impiegata nel mondo dello sport e nel golf in particolare, dove l’estrema variabilità del gioco, la sua durata e le sollecitazioni emotive che richiede lo rendono imprevedibile; sollecitando grandemente l’atleta, ad essere flessibile, emotivamente maturo, resiliente e sempre orientato alla profonda conoscenza di se.


Bibliografia
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14/05/2015 14:57
``Arcieri`
Michele Modenese, invitato dall'Associazione 4Mori di Cagliari ha tenuto un seminario rivolto ad atleti e tecnici sulla applicazione della Psicologia dello Sport al tiro con l'arco agonistico.Esperienza intensa sia in aula che in campo. Atleti e tecnici di livello Nazionale, hanno potuto verificare aspetti legati al rilassamento ed alla attivazione, alla regolazione del focus attentivo e al mantenimento della concentrazione con prevalenza propriocettiva piuttosto che visiva centrata sul bersaglio.La lunga esperienza dei tecnici presenti ha poi facilitato lo scambio di informazioni, ed affinato la capacità di ogni atleta di vedere momento dopo momento, seppure nel breve spazio formativo,messe a fuoco le diverse componenti di tiro, lo stato d'animo ed il self talk. Devo proprio ringraziare la cortesia e la professioanalità di tutto il gruppo che ha parteciapto con interesse e consapevolezza
 
13/05/2015 14:58
````Sport```
Rivolto a giovani atleti ed allenatori
Una mattinata di lavoro in piccolo gruppo per presentare aggiornate modalità esperienziali legate al benessere, alla relazione con l’altro e all’attività agonistica.
L’importanza della consapevolezza corporea, della gestione dell’attivazione, della respirazione, delle abilità attentive e di imagery.

Data: secondo sabato di novembre 2015 dalle 9.30 alle 13.00
Costo: € 40 + IVA 22% (€ 48,98 IVA inclusa)
Per iscrizioni inviare una mail a:
psysport@centrodipsicologiadellosportvr.it.

 
13/05/2015 09:13
`PSICOLOGIA
Una serie di incontri dove mettere insieme teoria e pratica sul campo, psicologi dello sport e tecnici, atleti e genitori, insegnanti ed allievi.


LE EMOZIONI E L’ AGONISMO
I. La relazione allenatore/atleti
II. L’ansia, lo stress e le emozioni
III. Esperienze pratiche

LA PRESTAZIONE DELL’ATLETA
I. La peak performance
II. La gestione della gara (prima, durante e dopo)
III. Le abilità mentali
IV. Esperienze pratiche

LA GESTIONE DEL GRUPPO
I. Le dinamiche di gruppo
II. La coesione di squadra
III. La gestione della disciplina e dei conflitti

Sarà rilasciato un attestato di partecipazione

Le date da definire nel periodo ottobre , novembre 2015 dalle ore 20.30 alle 22.00
Costo di ogni serata € 20 + IVA 22% (€ 24,49 IVA inclusa)
Costo di tre serate € 50 + IVA 22% (€ 61,22 IVA inclusa)

Per iscrizioni inviare una mail a:

psysport@centrodipsicologiadellosportvr.it.

 
22/08/2014 14:57
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Il Training Autogeno classico, è una semplice tecnica di rilassamento alla portata di tutti se correttamente impostata. Il T. A. IMMAGINATIVO implica l’applicazione più aggiornata scientificamente, di tecniche corporee, per apprendere un metodo personalizzato studiato per ottenere un grado di rilassamento efficace. Aperto a tutti, in piccoli gruppi per otto incontri il giovedì dalle 20.30 alle 22. Conduttore: Michele Modenese, Responsabile Sede Triveneta della Società Italiana di Ipnosi. Psicologo e Psicoterapeuta iscritto all'Ordine degli Psicologi.
Costo: euro 120,00.
Segreteria: v. B. Lorenzi 32, 37133 Verona, tel.\fax 045 534271 cell. 3338364591





 
22/08/2014 09:14
`Lettera
Non è stato facile avere un po' di spazio sui quotidiani riguardo alcune riflessioni e valutazioni sulla violenza negli stadi.Ricordate? Tutti i media cavalcavano l'onda dello sdegno per l'omicidio avvenuto appena prima della partita Fiorentina Napoli, giocata a Roma. Con molta modestia, forse, tra le tanti voci anche quella di uno Psicologo dello sport e past President della più importante associazione di psicologia dello sport in Italia (AIPS)poteva starci. Ringrazio quindi il Gazzettino e per chi volesse ecco la lettera:Egregio Direttore Gentile Redazione
Da: Dott. Michele Modenese, psicologo, psicoterapeuta. Past President dell’Associazione Italiana di Psicologia dello Sport (AIPS)


A chi si occupa di psicologia dello sport da anni, certo qualche volta è capitato di dare la propria opinione , esprimere il proprio pensiero, sulla violenza sportiva fuori e dentro gli stadi di calcio in particolare. A maggior ragione sulla urgenza di una notizia di cronaca (nera) sportiva i media fibrillano nel cercare di comprendere e di dare una risposta, avvalendosi di esperti giornalisti, scrittori di grande rilievo, politici, dirigenza sportiva e così via, come è giusto che sia. Poi di solito tutto finisce lì , fino alla prossima volta. Numerosi sono oramai gli episodi di violenza, sopraffazione e intimidazione che il mondo del calcio, non solo a livello professionistico, ma purtroppo anche nel settore giovanile, genera e subisce. L’argomento è del resto ben dibattuto e studiato da molti anni tra gli psicologi definiti dello sport. Ricordo a titolo di esempio, i lavori di Alessandro Salvini (Il Rito aggressivo, 1988 e Ultrà: Psicologia del Tifoso Violento 2004 entrambi per Giunti) , oppure i numerosi articoli pubblicati sul Giornale Italiano di Psicologia dello Sport, ed. Calzetti e Mariucci , rivista dell’Associazione Italiana di Psicologa dello Sport. Numerosi altri lavori, di colleghi che operano in vari settori dello sport e del calcio sono facilmente reperibili e consultabili. Tuttavia, mi colpisce sempre, come ogni volta, ci si stupisca dell’evento efferato e tragico così che ognuno dice la sua mostrando sdegno, stupore, incoerenza e dando l’impressione a volte che non si viva tutti nello stesso paese.
Eppure basta un semplice esperimento che consiste nel digitare su Google “violenza negli stadi” per ritrovarsi una sequenza quasi infinita di link .
Il tema non sembra quindi sottovalutato, e andando a leggere qualcuna di queste voci del web troviamo i più diversi punti di vista: a favore e sfavore degli ultrà, a favore e contro le forze dell'ordine, critiche sulle società di calcio, critiche verso i giocatori, i giornalisti sportivi e così via. Non si può quindi liquidare la faccenda pensando solo ad uno sfogo di “popolo” sull'onda emotiva.
Allora davanti a tutto questo scrivere, commentare e pubblicare nasce un desiderio a me, psicologo dello sport (termine improprio nonostante lo svolga dal 1988) di dire la mia per quel che vale e di farlo anche in un momento in cui il Mondiale di calcio riempie le prime pagine di tutti i quotidiani e le scalette dei giornali radio e televisivi.
Così per completezza di pareri ed opinioni, anche perché i comportamenti apparentemente illogici, la violenza collettiva non finalizzata, i riti che perdono la loro valenza simbolica, un po’ la psicologia la riguardano, mi pare. Non è certo possibile in questa sede addentrarsi troppo nell’analisi. Rimando per questo ai testi ed ai lavori pubblicati o ad un altro momento di approfondimento se mai verrà l’occasione. Ma in estrema sintesi: si può fare qualcosa? Naturalmente si. Ogni componente coinvolta in questo fenomeno è tenuta a fare qualcosa. Così il mondo della politica, quello dello sport, quello mediatico e anche il mondo scientifico. Anche la Psicologia dello sport quindi, che opera spesso ed opportunamente in grande silenzio. La psicologia offre una chiave di lettura ed anche indicazioni. Certo da sola non basta, ma ognuno ha il dovere di portare il proprio chicco di riso, o in altre parole di contribuire come può nel mondo in cui vive. Per quanto detto sopra non dobbiamo quindi troppo sorprenderci per le violenze che possono accompagnare le partite di calcio (e non è qualcosa che riguarda solo le categorie più importanti come purtroppo la cronaca ci ricorda). Le competizioni sportive di squadra favoriscono l'emergere di emozioni che sembrano essere direttamente proporzionali al numero di spettatori presenti rappresentanti le diverse tifoserie. Le ingiustizie in campo (vere o presunte) dell'arbitro o dei giocatori della squadra avversaria incrementano la reazione aggressiva e l'identificazione con la squadra. L'impotenza di fronte a palesi o credute tali, ingiustizie durante la partita, incrementa il desiderio di una risposta aggressiva su un oggetto esterno (cose e \ o persone). L’enfasi mediatica, a volte ridondante e amplificatrice fino alla distorsione dell’informazione, alimenta e tiene viva l’emozione, il sentimento, anche nelle sue parti deteriori. Una prima cosa da fare è rispondere ad una domanda: siamo veramente disposti a diminuire il coinvolgimento emotivo in una partita di calcio? Se la risposta è si, naturalmente c'è un prezzo da pagare. Per esempio un seguito più eterogeneo ma meno fedele . Non volendo attribuire le cause del malessere alla società attuale (anche se in parte è così, ma è troppo comodo ), e considerando limitante il pensare agli ultrà come persone disturbate che in ogni caso agirebbero con comportamenti antisociali (anche se in parte sembra vero) , rifletto su cosa è possibile fare dal punto di vista della psicologia dello sport.
Tre sono gli ambiti principali di studio e di successiva messa a punto di interventi con cui credo si dovrebbe cominciare:
formazione ed educazione nelle scuole calcio, effettiva e verificata, non solo sulla carta (azione preventiva coinvolgendo tutte le figure)
diminuzione dell'enfasi emotiva su una partita presentata più come un duello che come un evento sportivo (lavoro sulla comunicazione)
analisi ed interventi per abbassare l'impatto emotivo prima dell'ingresso allo stadio e durante le partite (azione sul territorio).
Naturalmente i tre ambiti richiedono uno studio accurato ed un confronto interdisciplinare, con verifiche in itinere. Alcuni effetti potrebbero vedersi in tempi brevi, altri innescano processi di cambiamento che potranno essere valutati dopo anni. Questo, per dire che non siamo impotenti e che non mancano strumenti. Le scelte del come, per quanto tempo e con chi svolgerle, non dipendono solo dalla psicologia dello sport, ma da altre istituzioni coinvolte e da altre volontà.
Si attribuisce a Winston Churchill la frase: “Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio”. Si potrebbe in chiusura aggiungere con molta amarezza: sembra che gli Italiani vadano alle partite di calcio come si va in guerra.
 
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